C’è una verità universale nel mondo dello sviluppo software che nessuno ama ammettere: il 67% dei progetti software enterprise fallisce. Non rallenta. Non incontra qualche “piccolo intoppo”. Fallisce. Completamente.
Se questa statistica non vi ha fatto sputare il caffè sulla tastiera, forse dovreste leggere di nuovo. Secondo il report CHAOS 2020 dello Standish Group, stiamo parlando di due progetti su tre che finiscono nel dimenticatoio digitale, portandosi dietro budget, sogni e, talvolta, intere aziende.
Ma ecco la buona notizia: la maggior parte di questi disastri sono completamente evitabili. Come? Attraverso un approccio che sembra quasi troppo semplice per funzionare, ma che ha trasformato garage polverosi in aziende da miliardi di dollari: il Minimum Viable Product (MVP).

Il Costo Nascosto della Perfezione
Prima di addentrarci negli errori specifici, parliamo del numero che tiene svegli i CFO di notte. Secondo un report CISQ del 2020, le aziende statunitensi hanno perso 260 miliardi di dollari a causa di progetti di sviluppo falliti. E software di scarsa qualità ha causato 1,56 trilioni di dollari in fallimenti operativi.
Per mettere questo in prospettiva: potreste comprare l’intera industria del caffè mondiale e vi avanzerebbe ancora budget per qualche colazione al bar.
Lo studio McKinsey & Company con l’Università di Oxford rivela che il 17% dei progetti IT su larga scala è così catastroficamente fallimentare da mettere a rischio l’esistenza stessa dell’azienda. In media, i progetti di grandi dimensioni sforano del 45% il budget e del 7% le deadline.
Il 45% oltre budget. Non il 5%. Non il 10%. Il quarantacinque percento.
Se il vostro budget iniziale era di un milione di euro, congratulazioni: ne spenderete un milione e mezzo. Se siete fortunati.
Errore #1: Costruire la Torre di Babele Prima di Imparare l’ABC
L’errore più comune (e più costoso) è quello che potremmo chiamare la “Sindrome del Prodotto Perfetto”. Si manifesta così: avete un’idea brillante. Passate mesi a definire ogni singola funzionalità. Create documenti di requisiti lunghi quanto “Guerra e Pace”. E poi, finalmente, dopo 18 mesi di sviluppo e un budget che avrebbe fatto piangere un petroliere texano, lanciate il prodotto.
E nessuno lo vuole.
La causa principale del fallimento delle startup è la mancanza di domanda di mercato. Non problemi tecnici. Non mancanza di fondi. Semplicemente, nessuno voleva quello che avete costruito.
È come costruire un ristorante gourmet da 20 portate quando il quartiere voleva solo una buona pizza al taglio.
La Soluzione: L’Approccio MVP
Il Minimum Viable Product è, secondo la definizione di Eric Ries nel suo libro “The Lean Startup”, la versione di un nuovo prodotto che permette a un team di raccogliere la massima quantità di apprendimento validato sui clienti con il minimo sforzo.
Dropbox non ha costruito un’infrastruttura cloud da miliardi di dollari per testare la sua idea. Ha fatto un video di 3 minuti che spiegava il concetto. In 24 ore, gli utenti sono passati da 5.000 a 75.000. Questo è un MVP: prova del concetto prima dell’investimento massiccio.
Airbnb ha iniziato con due ragazzi che affittavano materassi gonfiabili nel loro appartamento di San Francisco durante una conferenza. Niente app, niente algoritmi complessi. Solo un sito web basilare e la voglia di testare un’idea.
Oggi Airbnb vale oltre 100 miliardi di dollari. E tutto è iniziato con dei materassi gonfiabili e un sogno.
Errore #2: Lo Scope Creep – Il Mostro Invisibile
Se non avete mai sentito parlare di “scope creep”, consideratevi fortunati. È quel fenomeno subdolo per cui un progetto che doveva essere “semplice” si trasforma lentamente in un mostro di Frankenstein digitale.
Inizia sempre in modo innocente:
- “Potremmo aggiungere anche questa piccola funzionalità…”
- “I competitor hanno questa feature, dovremmo averla anche noi…”
- “Già che ci siamo, implementiamo anche…”
Il Project Management Institute stima che il 52% dei progetti soffre di scope creep. E quando le feature si moltiplicano, anche i costi lo fanno. Si può facilmente ritardare il time-to-market di 3 mesi senza nemmeno accorgersene, perché lo scope creep avviene a pezzi, non tutto in una volta.
È come andare al supermercato per comprare il latte e tornare a casa con un carrello pieno, 200 euro in meno nel portafoglio, e ancora senza latte.
La Soluzione: Imparare a Dire “Non Adesso”
Un MVP ben definito diventa la vostra migliore difesa contro lo scope creep. Quando avete chiaro cosa è essenziale e cosa è “nice to have”, diventa più facile valutare se le nuove richieste aggiungono realmente valore o sono solo distrazioni.
Non si tratta di bloccare le idee. Si tratta di controllare quando e come vengono introdotte le nuove funzionalità. Un partner di sviluppo esperto, come il team di bajara.it, può aiutarvi a mantenere il focus sugli obiettivi principali senza sacrificare la visione a lungo termine.
Errore #3: Sottovalutare la Comunicazione
Se pensate che sviluppare software sia principalmente una questione di codice, ho una brutta notizia: il 70% del fallimento dei progetti IT è attribuibile a problemi di comunicazione, non a problemi tecnici.
La comunicazione è fondamentale per il successo di qualsiasi progetto software. La mancanza di comunicazione tra team di sviluppo, clienti e stakeholder può portare a malintesi, ritardi e costi aggiuntivi.
Come osserva Fabio Mattaboni, CIO di diverse aziende del settore industriale: “Forzare l’innovazione digitale è un errore, è fondamentale il change management”.
Il problema? Molti team di sviluppo parlano in un linguaggio che sembra progettato appositamente per confondere i non tecnici. “Dobbiamo refactorizzare il backend per migliorare la scalabilità dell’architettura microservizi” può essere perfettamente sensato per uno sviluppatore, ma per un CEO suona come “Dobbiamo spendere molti soldi per motivi misteriosi”.
La Soluzione: Validazione Continua
L’approccio MVP non è solo una metodologia di sviluppo. È una filosofia di comunicazione. Il ciclo Build-Measure-Learn (Costruisci-Misura-Impara) di Eric Ries forza team e stakeholder a confrontarsi costantemente con la realtà del mercato.
Invece di aspettare 18 mesi per scoprire se il prodotto funziona, si rilasciano versioni incrementali, si raccolgono feedback, si adatta la rotta. È come navigare controllando costantemente la bussola invece di impostare una direzione e sperare nel meglio.
Errore #4: Accumulare Debito Tecnico Come Se Non Ci Fosse un Domani
Il “debito tecnico” è un termine coniato da Ward Cunningham nel 1992, e se non lo conoscete, probabilmente ne state già pagando gli interessi senza saperlo.
Come il debito finanziario, il debito tecnico si accumula quando si scelgono scorciatoie durante lo sviluppo. Correzioni rapide, codice non documentato, soluzioni “temporanee” che diventano permanenti (perché chi ha tempo di sistemarle?).
Gli effetti sono devastanti: man mano che il debito tecnico si accumula, diventa più difficile comprendere lo stato del sistema e stimare la quantità di lavoro necessaria per aggiungere nuove funzionalità. La produttività del team crolla, le stime diventano fantasie, e ogni piccola modifica richiede settimane invece di ore.
La Soluzione: Qualità dal Primo Giorno
Ecco dove un approccio MVP paradossalmente aiuta a ridurre il debito tecnico invece che aumentarlo. Perché quando costruite solo ciò che è essenziale, potete permettervi di costruirlo bene.
Invece di scrivere migliaia di righe di codice mediocre per implementare 100 feature, scrivete centinaia di righe di codice eccellente per 10 feature che contano davvero.
Un team di sviluppo che comprende veramente l’approccio MVP, come quello di bajara.it, sa che velocità non significa sciatteria. Significa focus.
Errore #5: Ignorare i Segnali del Mercato
Il 70% delle iniziative di trasformazione digitale non raggiunge i propri obiettivi, secondo BCG. E spesso il motivo è semplice: le aziende costruiscono ciò che pensano di volere, non ciò che il mercato richiede.
È la classica sindrome “Field of Dreams”: “Se lo costruisco, verranno”. Peccato che nella realtà, se lo costruite senza validazione, probabilmente non verrà nessuno.
Zappos, oggi un colosso dell’e-commerce di scarpe, ha iniziato in modo molto diverso. Il fondatore Nick Swinmurn non ha costruito un magazzino pieno di scarpe. Ha fotografato scarpe nei negozi locali e le ha pubblicate online. Solo quando qualcuno ordinava, andava al negozio a comprare le scarpe e le spediva.
Un sistema inefficiente? Assolutamente. Ma ha validato l’idea che sì, la gente voleva comprare scarpe online prima di investire milioni in inventario e logistica.
La Soluzione: Il Validated Learning
L’unità di progresso per le startup (e per qualsiasi progetto software) dovrebbe essere l’apprendimento validato: un metodo rigoroso per dimostrare i progressi quando si opera in condizioni di incertezza.
Questo significa:
- Rilasciare presto
- Misurare tutto ciò che conta
- Essere pronti a pivotare quando i dati lo suggeriscono
Instagram è un esempio perfetto. È nata come Burbn, un’app di check-in con funzionalità social. Ma i fondatori hanno notato che gli utenti ignoravano tutto tranne la condivisione di foto. Invece di insistere sulla loro visione originale, hanno eliminato tutto il resto e si sono concentrati sulle foto.
Il resto è storia (e un’acquisizione da un miliardo di dollari da parte di Facebook).
Errore #6: La Sindrome del “Tutto e Subito”
C’è una tendenza pericolosa nel mondo enterprise: voler tutto immediatamente. Il software completo, con tutte le feature, perfettamente integrato con ogni sistema esistente, pronto all’uso dal primo giorno.
Questa mentalità ignora una realtà fondamentale: il mercato del software enterprise raggiungerà i 479 miliardi di dollari nel 2026, e la maggior parte di questo valore viene creato incrementalmente, non con lanci “big bang”.
Le piattaforme low-code e no-code saranno utilizzate nel 65% di tutti i progetti di sviluppo applicativo entro il 2024 (stima Gartner), proprio perché permettono un approccio iterativo e incrementale.
La Soluzione: Rilasci Incrementali
Mantenere una cadenza di consegna software breve e regolare aiuta enormemente. Se il team rilascia costantemente nuove funzionalità, c’è meno urgenza di aggiungere scope al lavoro in corso.
La regola d’oro? Se un deliverable non può essere rilasciato in meno di una settimana, probabilmente è troppo grande. Spezzettatelo.
Questo approccio riduce il rischio (se qualcosa va storto, perdete al massimo una settimana di lavoro), accelera il feedback (gli utenti vedono progressi costanti), e mantiene il team motivato (niente più tunnel di sviluppo di mesi senza mai vedere la luce).
Errore #7: Non Avere un Partner di Sviluppo Adeguato
Il 75% degli intervistati in uno studio recente concorda che i progetti software sono inclini al fallimento fin dall’inizio. E spesso il problema è nella scelta del partner di sviluppo.
Un partner sbagliato può trasformare anche l’idea più brillante in un disastro costoso. Un partner giusto può fare il contrario: prendere un’idea buona e trasformarla in un prodotto eccezionale.
Cosa Cercare in un Partner di Sviluppo MVP
Esperienza con l’approccio Lean: Non cercate qualcuno che vi prometta la luna in tre mesi. Cercate chi vi chiede “Qual è l’ipotesi che vogliamo testare?”
Focus sul valore per il cliente: Il partner giusto vi aiuterà a distinguere tra ciò che volete e ciò di cui avete realmente bisogno.
Comunicazione trasparente: Se non capite cosa sta facendo il vostro team di sviluppo, c’è un problema.
Approccio iterativo: Cercate chi vi propone rilasci frequenti e feedback costante, non chi sparisce per mesi e poi riappare con un prodotto finito.
Team come quello di bajara.it hanno fatto dell’approccio MVP la loro filosofia operativa, aiutando aziende a validare idee rapidamente senza bruciare budget in sviluppi mastodontici che nessuno voleva.
Il Framework MVP: Una Guida Pratica
Dopo aver esplorato tutti questi errori, mettiamo insieme i pezzi. Ecco come strutturare un approccio MVP che funziona:
Fase 1: Definizione del Problema
Prima di scrivere una singola riga di codice, dovete essere cristallini su quale problema state risolvendo. Non “vogliamo costruire un’app”, ma “i nostri clienti perdono 3 ore a settimana in questo processo manuale”.
Fase 2: Identificazione delle Ipotesi Chiave
Ogni prodotto si basa su ipotesi. “I clienti pagheranno per questa soluzione” è un’ipotesi. “Gli utenti preferiranno un’interfaccia mobile” è un’ipotesi. Elencatele tutte.
Fase 3: Design del Test Più Semplice
Per ogni ipotesi, chiedetevi: qual è il modo più economico e veloce per testarla? A volte è un prototipo cliccabile. A volte è un video esplicativo. A volte è semplicemente parlare con 20 potenziali clienti.
Fase 4: Costruire, Misurare, Imparare
Questo è il cuore dell’approccio Lean Startup. Costruite la versione più semplice possibile che vi permetta di testare le vostre ipotesi. Misurate i risultati. Imparate. Ripetete.
Fase 5: Decidere: Perseverare o Pivotare
Basandovi sui dati (non sulle opinioni, non sulle sensazioni), decidete se continuare sulla strada attuale o cambiare direzione.
L’AI Come Acceleratore (Non Come Sostituto)
Nel 2025-2026, l’intelligenza artificiale sta giocando un ruolo sempre più centrale nello sviluppo software. E questo può essere un vantaggio enorme per l’approccio MVP.
L’AI può aiutare a:
- Eliminare attività ripetitive, liberando tempo per la progettazione
- Analizzare automaticamente il codice, riducendo errori e vulnerabilità
- Accelerare i tempi di sviluppo, permettendo più iterazioni nello stesso periodo
Ma attenzione: l’AI è un acceleratore, non un sostituto del pensiero strategico. Potete generare codice più velocemente, ma se state costruendo il prodotto sbagliato, lo costruirete sbagliato più velocemente.
Conclusione: Il Coraggio di Iniziare Piccolo
C’è una citazione di Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn, che riassume perfettamente l’approccio MVP: “Se non ti vergogni della prima versione del tuo prodotto, l’hai lanciato troppo tardi.”
Nel mondo dello sviluppo software custom, l’errore più costoso non è costruire qualcosa di imperfetto. È spendere fortune costruendo qualcosa di perfetto che nessuno vuole.
L’approccio MVP non è una scorciatoia. È una mentalità. È il coraggio di testare le vostre ipotesi invece di nascondervi dietro mesi di sviluppo. È l’umiltà di ammettere che non sapete tutto e che il mercato ha sempre l’ultima parola.
E soprattutto, è la saggezza di capire che il software migliore non è quello con più feature, ma quello che risolve un problema reale per persone reali.
Se state pensando di sviluppare un software custom, fatevi un favore: iniziate piccolo, validate presto, iterate spesso. E se avete bisogno di un partner che comprenda questa filosofia, date un’occhiata a bajara.it – sanno cosa significa costruire prodotti che funzionano, non solo prodotti che esistono.
Perché alla fine, il software custom di successo non è quello che fa tutto. È quello che fa ciò che conta.
